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SEO per psicologi, psicoterapeuti, counselor e coach: le basi per farsi trovare

Sito e SEOPubblicato il 1 novembre 20265 min di lettura

Illustrazione in verde salvia su fondo crema: una lente d'ingrandimento sopra una pagina con righe di testo

La parola SEO fa pensare a codici, strumenti a pagamento e consulenti che parlano una lingua tutta loro. Per uno studio, però, la SEO per psicologi, psicoterapeuti, counselor e coach si regge su poche basi, e quasi tutte stanno nei testi del sito: le può curare chi li scrive, anche senza sapere niente di tecnica.

SEO vuol dire ottimizzazione per i motori di ricerca, cioè fare in modo che Google capisca di cosa parlano le tue pagine e le mostri a chi cerca quelle cose. Qui ci basiamo sulla guida introduttiva alla SEO che Google pubblica gratuitamente su Search Central, e la traduciamo per chi fa il tuo lavoro.

Cosa guarda Google, in parole semplici

Google legge le pagine e cerca di capire a quale domanda rispondono. Poi, quando qualcuno fa quella domanda, mostra le pagine che secondo lui rispondono meglio. Nella sua guida insiste sui contenuti scritti per essere utili alle persone che li leggono.

Per un sito di uno studio vuol dire tre cose: pagine chiare, ognuna su un tema; le parole che usano le persone che ti cercano; informazioni precise su dove lavori.

Una pagina, una domanda

L'errore più comune è la pagina "Di cosa mi occupo" con un elenco di quindici temi: ansia, depressione, coppia, lutto, autostima, adolescenti, e così via. Per Google è una pagina che parla di tutto e quindi di niente in particolare.

Funziona meglio una pagina per ogni situazione importante, che risponde a una domanda precisa: cosa succede a chi assiste un genitore anziano e non ce la fa più, come si lavora con un adolescente che si chiude in camera. Non servono dieci pagine: due o tre scritte bene valgono più di un elenco.

Le parole di chi ti cerca

Chi sta male non cerca "disturbo del sonno di origine ansiosa". Scrive "non riesco a dormire, mi sveglio alle quattro e penso al lavoro". Se il tuo sito usa solo i termini tecnici, Google fa fatica a mostrarlo a quella persona.

Per trovare queste parole ci sono due fonti a portata di mano. La prima sono le persone che segui: le frasi del primo messaggio o della prima telefonata, senza nomi, sono le stesse che scrivono su Google. La seconda è Google stesso: scrivi l'inizio di una domanda e guarda cosa ti suggerisce mentre digiti.

I termini tecnici non vanno tolti. Vanno messi accanto alle parole di tutti i giorni, così il testo resta corretto e leggibile.

Titolo e descrizione di ogni pagina

Ogni pagina ha un titolo per Google, quello che compare in blu nei risultati, e una breve descrizione sotto. Molti costruttori di siti li riempiono da soli con il nome del sito, e tutte le pagine finiscono per avere lo stesso titolo.

Il titolo dovrebbe dire cosa c'è nella pagina e, se lavori in presenza, dove. Per esempio: "Psicologa per il burnout di chi lavora in ospedale · Bologna". La descrizione aggiunge una frase su cosa trova chi clicca. Google non sempre la usa così com'è, ma quando la usa aiuta chi deve scegliere tra dieci risultati.

Il posto conta

Chi cerca uno studio spesso aggiunge la città: "psicologa Bologna", "counselor Torino", "psicoterapeuta adolescenti Milano". Se ricevi in studio, la città o la zona devono stare nel testo delle pagine, oltre che nel piè di pagina.

Per le ricerche locali conta molto anche la scheda dell'attività su Google, quella che compare su Google Maps. È gratuita e ha regole precise: le trovi nell'articolo su Google Business Profile.

Il blog: rispondere alle domande vere

Ogni domanda che ti fanno spesso può diventare un articolo. "È normale che mio figlio dorma fino a mezzogiorno?", "Come dico ai miei fratelli che devono aiutarmi con nostra madre?", "Come do un feedback a una persona più grande di me?". Sono le domande che le persone scrivono su Google prima di scrivere a te.

Un articolo che risponde con onestà, senza promettere niente, porta visite per anni. Chiede però costanza: meglio un articolo al mese per un anno che dieci in una settimana e poi più niente.

Quanto ci vuole

La SEO lavora sui mesi, non sulle settimane. Un sito nuovo può metterci parecchio prima di comparire per le ricerche che ti interessano, e nessuno può dirti con certezza quanto. Per questo, nei primi mesi, le richieste arrivano più facilmente dalla rete di colleghe, colleghi e conoscenti, come raccontiamo in come trovare pazienti e clienti.

Attenzione a chi promette il primo posto

Ogni tanto arrivano email o telefonate che promettono il primo posto su Google in poche settimane. La stessa Google, nella pagina in cui spiega come scegliere chi si occupa di SEO, avverte che nessuno può garantire il primo posto nei risultati.

Prima di affidarti a qualcuno, chiedi di vedere lavori fatti, che risultati prevede e come li misurerete, e se ti spiegherà tutte le modifiche. Il dominio e gli accessi devono restare tuoi.

Da dove partire

Se vuoi fare qualcosa già questa settimana:

  • controlla che ogni pagina del sito abbia un titolo diverso, che dica cosa contiene;
  • scrivi in una pagina la situazione di cui ti occupi di più, con le parole delle persone che segui;
  • metti la città o la zona nel testo, se ricevi in studio;
  • crea o sistema la scheda di Google.

Le parole giuste da usare sono la parte più difficile. Se vuoi trovarle con un metodo, il manuale del tuo personal branding parte da un questionario che ti chiede come ti scrivono le persone e cosa cercano su Google. Trovi le pagine da fare in sito per psicologi, psicoterapeuti, counselor e coach.

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