Vai al contenuto

Counselor e coach: cosa chiede la legge 4/2013 quando comunichi il tuo lavoro

Regole della professionePubblicato il 1 novembre 20265 min di lettura

Illustrazione in verde salvia su fondo crema: un libro aperto con un segnalibro

Counselor e coach non sono iscritti a un Ordine, e per questo capita di pensare che sulla comunicazione si possa scrivere quello che si vuole. Le regole però ci sono. C'è una legge, la legge 4/2013 sulle professioni non organizzate in ordini o collegi, che chiede una cosa precisa a chi le esercita, e ci sono i codici delle associazioni, che entrano nel dettaglio di come presentarsi.

Qui vediamo cosa chiede la legge, cosa dicono i codici di AssoCounseling e di ICF, e quali parole conviene evitare per non creare confusione con le professioni sanitarie. È un orientamento e non una consulenza legale: se fai parte di un'associazione, le sue indicazioni vengono prima.

Cosa dice la legge 4 del 2013

La legge 14 gennaio 2013, n. 4 riguarda le professioni che non sono organizzate in ordini o collegi, come il counseling e il coaching. All'articolo 1, comma 2, chiarisce che sono escluse "le attività riservate per legge" alle professioni ordinistiche e quelle "delle professioni sanitarie".

L'obbligo pratico sta nel comma 3. Chi esercita una di queste professioni "contraddistingue la propria attività, in ogni documento e rapporto scritto con il cliente, con l'espresso riferimento, quanto alla disciplina applicabile, agli estremi della presente legge". La legge aggiunge che non farlo è una pratica commerciale scorretta, sanzionata dal Codice del consumo.

Dove scrivere il riferimento alla legge

In pratica basta una frase, sempre la stessa:

"Professione disciplinata ai sensi della legge 14 gennaio 2013, n. 4."

La legge la chiede in ogni documento e rapporto scritto con il cliente. Quindi:

  • nei preventivi e nei contratti;
  • nelle fatture e nelle ricevute;
  • nelle email con cui concordi il lavoro, per esempio nella firma;
  • sul sito, nella pagina chi sono o nel piè di pagina. Per il sito la legge non è esplicita: metterla lì è comunque una buona abitudine e costa poco.

Cosa chiede il codice di AssoCounseling

Chi è socio o socia di AssoCounseling segue il suo codice deontologico. Sulla comunicazione dice alcune cose chiare:

  • presentarsi "ai potenziali clienti in modo corretto e completo", in relazione a formazione e competenza (articolo 25);
  • nessuna forma pubblicitaria "i cui contenuti possano ingenerare confusione" sulle proprie competenze (articolo 25);
  • nessun "comportamento scorretto finalizzato al procacciamento della clientela" (articolo 25);
  • nelle comunicazioni, "evitare ogni riferimento che possa ricondurre ad una identificazione soggettiva" del cliente (articolo 9);
  • nessun giudizio negativo su colleghe e colleghi (articolo 22);
  • riconoscere i limiti della propria competenza e indirizzare a un altro professionista quando serve un intervento diverso dal counseling (articoli 4, 11 e 18).

Se fai parte di un'altra associazione di counseling, cerca il suo codice: di solito i principi sono simili, ma i dettagli cambiano.

Cosa chiede il codice etico di ICF

Per chi è socio o socia di ICF, o ha una credenziale ICF, vale il Codice etico in vigore dal 1° aprile 2025. Sulla comunicazione chiede di:

  • indicare con precisione le proprie qualifiche e lavorare entro i limiti del proprio livello di competenza (standard 5.1);
  • fare affermazioni vere e accurate su ciò che si offre e sul valore che il coaching può avere (standard 5.2);
  • mantenere la riservatezza con tutte le parti (standard 2.1);
  • dichiarare quando si agisce in un ruolo diverso da quello di coach, per esempio terapeutico (standard 3.7);
  • dichiarare compensi e vantaggi legati agli invii di clienti (standard 3.8).

Non si usano il nome o il logo di ICF, né una credenziale come ACC, PCC o MCC, se non si hanno.

Le parole da evitare

Dalle regole che abbiamo visto viene un'indicazione pratica: evitare le parole che fanno pensare a un intervento sanitario. Generano confusione con le professioni sanitarie, cioè quello che la legge e i codici chiedono di non fare.

  • Per counselor: "terapia", "cura", "diagnosi", "disturbo", "pazienti", "guarire". Al loro posto si possono usare "colloqui", "percorso" nel senso di un certo numero di incontri, "clienti" o "persone", "difficoltà", "momento".
  • Per coach: le stesse parole sanitarie, più le promesse di risultati misurabili o garantiti ("raddoppia il fatturato", "promozione assicurata").
  • Per tutti e due: presentarsi come "quasi psicologo" o accanto a titoli sanitari che non si hanno.

Scrivere cosa fai e cosa non fai, con calma, è anche il modo più onesto di spiegare a chi legge che differenza c'è tra il tuo lavoro e quello di una psicologa o di uno psicoterapeuta, senza parlare male di nessuno.

Domande frequenti

Devo scrivere la legge 4/2013 anche sui social?

La legge parla di documenti e rapporti scritti con il cliente, quindi un post non rientra di per sé. Nella bio del profilo, però, può stare bene, soprattutto se da lì le persone ti scrivono per un primo incontro.

Posso pubblicare le frasi dei miei clienti?

Solo anonime, senza dettagli che permettano di riconoscere la persona, e con il suo consenso. Il codice di AssoCounseling chiede di evitare ogni riferimento che porti a identificare il cliente, e quello di ICF chiede la massima riservatezza.

Le regole degli psicologi valgono anche per me?

No, sono regole diverse. Il codice deontologico degli psicologi e la legge 145 del 2018 sulle professioni sanitarie riguardano chi è iscritto all'Ordine. Le trovi nell'articolo sulla pubblicità per psicologi.

Prima di pubblicare

Apri il tuo sito e cerca due cose: la frase con la legge 4/2013 e le parole sanitarie della lista sopra. Se manca la prima o c'è qualcuna delle seconde, sai da dove cominciare. Per il resto del sito, le pagine che servono sono in sito per psicologi, psicoterapeuti, counselor e coach.

Il manuale del tuo personal branding ha un capitolo su cosa puoi e non puoi scrivere, con le regole della tua professione e della tua associazione applicate alle tue parole.

Continua ad approfondire