Trovare la propria nicchia: come scegliere chi vuoi aiutare
PosizionamentoPubblicato il 1 novembre 20264 min di lettura

Quando si comincia a parlare di trovare la propria nicchia, a molti psicologi, psicoterapeuti, counselor e coach viene la stessa paura: se scelgo un gruppo di persone, tutte le altre non mi chiameranno più. Con lo studio mezzo vuoto, restringere sembra l'ultima cosa da fare.
È una paura comprensibile. Succede però quasi sempre il contrario: quando descrivi con precisione una situazione, ti cercano anche persone che in quella descrizione si ritrovano solo in parte.
Perché "ansia, stress e crescita personale" non basta
Prova ad aprire i siti di dieci colleghe e colleghi della tua città. Molti ti sembreranno uguali: le stesse foto di poltrone, le stesse parole come benessere, percorso, crescita, gli stessi elenchi di temi. In mezzo a tanti siti così è difficile distinguersi, e chi cerca aiuto fa fatica a capire da chi andare.
Chi ti cerca non pensa per categorie. Non si dice "ho un problema di ansia generalizzata", si dice "da quando sono tornata al lavoro dopo la maternità non dormo più". Una nicchia serve a questo: a farti trovare con le parole di chi sta vivendo quella situazione.
Scegliere non chiude la porta agli altri
Avere una nicchia non vuol dire rifiutare chi non ci rientra. Puoi continuare a ricevere le persone che ricevi oggi. Cambia il modo in cui ti presenti: sul sito, nei post, quando qualcuno ti chiede che lavoro fai.
Pensa a chi ti manda le persone, una collega o un medico di base. Se dici "mi occupo un po' di tutto", non sapranno quando pensare a te. Se dici "lavoro con chi si prende cura di un genitore non più autosufficiente", la prossima volta che sentono qualcuno lamentarsi di quella fatica si ricorderanno il tuo nome.
Descrivere le persone per quello che vivono
L'errore più frequente è descrivere chi vuoi aiutare con età, sesso e professione: "donne tra i 30 e i 45 anni". Sono dati utili, ma da soli non dicono niente di quello che quelle persone attraversano.
Funziona meglio partire dal momento che stanno vivendo quando ti cercano. Quattro esempi inventati, uno per professione:
- Una psicologa che lavora con le neomamme nel primo anno dopo il parto, quando stanno per tornare al lavoro e si sentono divise a metà.
- Un counselor che accompagna chi si prende cura di un genitore anziano, mentre lavora e ha una famiglia propria.
- Una coach che lavora con chi diventa responsabile di un gruppo per la prima volta, a volte delle stesse persone con cui prima lavorava alla pari.
- Uno psicoterapeuta che lavora con adolescenti e famiglie, quando i genitori non riescono più a parlare con figlie e figli.
In ognuno c'è una persona riconoscibile e un momento preciso. Chi legge si chiede subito: sono io?
Le domande che aiutano a trovarla
Per trovare la propria nicchia non serve un metodo complicato. Servono alcune domande, a cui rispondere per iscritto e con calma, pensando alle persone con cui lavori meglio:
- Con chi lavori meglio? Pensa alle persone che ti lasciano, alla fine della seduta, la sensazione che sia andata bene.
- Cosa sente quella persona nei giorni peggiori? Scrivilo con le parole che userebbe lei, non con i termini tecnici.
- Cosa si dice, e qual è la domanda vera che c'è sotto? Un genitore si dice "dobbiamo essere più severi", ma la domanda vera è "perché non ci parla più?".
- Con quali parole ti scrive la prima volta? Sono le stesse che scrive su Google.
- Cosa c'è nella tua storia che ti avvicina a lei? Una formazione, un lavoro di prima, un'esperienza di vita.
Se le risposte puntano tutte nella stessa direzione, la nicchia è lì.
Come capire se hai scelto bene
Ci sono alcuni segnali semplici. Riesci a dire in una frase chi aiuti e in quale momento? Ti viene in mente un elenco di temi di cui potresti parlare per un anno? Le persone che hai in mente le incontreresti volentieri ogni settimana?
Un'ultima prova si fa su Google: scrivi le parole che quella persona userebbe e guarda cosa ti suggerisce il motore di ricerca mentre scrivi. Se trovi domande che somigliano a quelle che senti in studio, sei sulla strada giusta.
Quando la nicchia cambia
La nicchia che scegli oggi non è per sempre. Cambiano gli interessi, si fanno nuove formazioni, si scopre di lavorare meglio con un gruppo diverso da quello che si pensava. Succede, ed è normale: conta darle il tempo di funzionare, almeno qualche mese, prima di cambiarla.
Quando la nicchia è chiara, il passo dopo è dirla ad alta voce. Aiuta un elevator pitch, la frase che rispondi quando qualcuno ti chiede che lavoro fai, e più in generale una identità professionale scritta nero su bianco.
Un esercizio per stasera
Pensa alle ultime tre persone con cui hai lavorato bene. Per ognuna, scrivi una riga sul momento che stava vivendo quando ti ha cercato. Cosa hanno in comune quelle tre righe?
Se vuoi fare questo lavoro con una guida, il questionario del manuale del tuo personal branding parte da queste domande.


